RAEE da Cenerentola dei rifiuti a protagonista del piano d'azione per l'economia circolare

RAEE - Eurocorporation

Non solo plastica, occorre riciclare di più anche l'oro dei rifiuti: i RAEE. Cosa sono e perché sono al centro del Green Deal europeo

Quando si parla di riciclo la prima immagine che viene alla mente è la plastica, su cui sono solitamente puntati tutti i riflettori. Oggi, tuttavia, si comincia a prestare sempre più attenzione ai rifiuti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), sconosciuti ai più fino a poco tempo fa. Eppure quelli prodotti solo nel 2019, messi uno vicino all’altro, comporrebbero una linea lunga 125 chilometri: la distanza fra Torino e Milano. Se invece fossero accatastati peserebbero l'equivalente di 350 navi da crociera. 

I RAEE sono, in un certo senso, la cenerentola dell’economia circolare: trascurati per anni, oggi al centro della lente ambientalista e degli obiettivi di sostenibilità su scala europea. Negli ultimi anni l'Europa ha molto accelerato sulle politiche di gestione, raccolta e riciclo di questo tipo di materiali, principalmente per due ragioni: da un lato, il loro impatto se abbandonati nell’ambiente rappresenta un pericolo, dall'altro sono preziosi, se recuperati correttamente, per le filiere di riferimento. 

Un trattamento adeguato dei rifiuti elettrici ed elettronici può produrre notevoli benefici economici e ridurre alcune difficoltà relative alla domanda di materie prime. Nella maggioranza di questi scarti, infatti, è possibile recuperare metalli di valore come oro, argento, rame e ferro da utilizzare come materia prima in nuovi cicli produttivi. Per fare un esempio, una tonnellata di smartphone contiene circa 100 volte la quantità di oro contenuta in una tonnellata di minerale d’oro. E non è tutto: i dispositivi elettronici, i pannelli fotovoltaici e gli elettrodomestici fuori uso possono contenere altri metalli preziosi come rame, nickel, indio o palladio. Il progetto europeo ProSUM (Prospecting Secondary raw materials in the Urban mine and Mining waste) ha individuato ben 49 elementi chimici presenti nei RAEE, di cui 18 classificati come materie prime critiche. Insomma, da pericolo, i RAEE potrebbero addirittura diventare una preziosa risorsa.

Come riportato anche dai media nostrani, se tutti i rifiuti globali venissero sottoposti a questo 

trattamento, si stima il recupero di ben 57 miliardi di dollari, cifra superiore al Pil di molti Paesi. 

Ma non solo: questa “pulizia” porta benefici anche in termini di emissioni. Evitando l’estrazione di materia prima vergine, il riciclo corretto di ferro, alluminio e rame contribuisce a risparmiare 15 Mt di Co2 equivalenti, oltre che a limitare le pratiche di sfruttamento legate all'estrazione di questi metalli.

L'Europa è inoltre, secondo i dati del Global E-Waste Statistics Partnership, il continente che registra la maggior produzione di rifiuti elettrici ed elettronici pro capite, ma anche quello che più di tutti li ricicla. La direzione insomma è quella giusta, tuttavia la strada fatta non è sufficiente: questi rifiuti crescono a un ritmo insostenibile e aumentano tre volte più velocemente della popolazione mondiale.

Se da un lato il continente europeo è dunque virtuoso, dall'altro è lontano da obiettivi come “un tasso minimo di raccolta del 65 % di tutti i RAEE rispetto al peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti o, in alternativa, dell’85% dei RAEE prodotti nel territorio dello Stato membro in questione”. Solo paesi come la Croazia e la Bulgaria hanno raggiunto questo target, l'Italia si attesta invece come maggior produttore di questi rifiuti, con una media di 17,2 kg a individuo.

Appare dunque chiaro il motivo per il quale il Piano d’Azione per l’Economia Circolare ha definito i RAEE “una delle principali catene del valore che richiedono con urgenza azioni esaustive e coordinate” e proponga obiettivi immediati come, ad esempio, la creazione del “diritto alla riparazione” e il miglioramento della riutilizzabilità in generale. Si parla inoltre di misure di regolamentazione per i caricabatterie dei telefoni cellulari e della possibilità di istituire un sistema di resa a livello europeo per cellulari, tablet e caricabatterie usati. Così la Commissione presenterà, a fine 2021, una nuova “Iniziativa per un’elettronica circolare”, che comprenderà anche norme sull’ecodesign e la progettazione dei dispositivi. L'obiettivo è di rendere le apparecchiature elettriche ed elettroniche (compresi cellulari e computer) più efficienti e durevoli. Resta da sciogliere però il nodo che frena il settore e non riguarda la normativa UE: la capacità delle singole nazioni di far rispettare le regole, ma questo è un ulteriore capitolo.

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