Codice Cer come assegnarlo e come risolvere la criticità

Codice Cer

Il compito di attribuire il codice identificativo di ogni rifiuto non è così scontato e chi si sia cimentato in questa pratica sa bene come non sempre il riconoscimento sia certo ed univoco.

Spesso però queste difficoltà sono riconducibili a difetti di valutazione tecnica ed interpretazione normativa. Occorre dunque fare un po' di chiarezza su questa procedura, che va svolta ai sensi del D.Lgs. 152/06. Il legislatore ha introdotto uno specifico elenco (Catalogo Europeo Rifiuti), in relazione alla decisione 2000/532/CE, all’interno della quale, in base alla tipologia d’attività, ogni rifiuto trova una sua precisa collocazione. L'elenco di tali codici identificativi (denominato EER 2002) è allegato alla parte quarta del D.lgs. 152/06 ed è articolato in 20 classi, ognuna delle quali raggruppa rifiuti che derivano da uno stesso ciclo produttivo. 

A ciascun rifiuto viene assegnato un codice numerico di 6 cifre. Ogni coppia di numeri identifica informazioni differenti.

a) Le prime due cifre identificano la classe: settore di attività da cui deriva il rifiuto

b) Le cifre centrali identificano la Sottoclasse: processo produttivo di provenienza

c) Le ultime due cifre identificano la tipologia specifica: il singolo rifiuto prodotto

Ad esempio: Classe 06.00.00: Rifiuti dei processi chimici inorganici; sottoclasse 06.09.00: rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di prodotti fosforosi e dei processi chimici del fosforo; categoria 06.09.02: scorie fosforose.

Ma come si effettua quindi la classificazione? Per effettuarla in modo corretto occorre, come prima cosa, individuare il processo produttivo da cui si origina il rifiuto: in questo modo si identifica la prima coppia di cifre (classe). Successivamente è necessario individuare la specifica fase della attività produttiva da cui ha origine il rifiuto: da qui si identifica la seconda coppia di numeri (sottoclasse). Infine, bisogna individuare la sua descrizione specifica ed identificare così le ultime due cifre (la tipologia specifica). 

Facciamo un esempio. Se devo etichettare un rifiuto costituito da sacchetti in plastica, non posso codificarlo con CER 170203 (plastica da demolizione e costruzione), poiché questo codice è relativo alla classe dei rifiuti generati da operazioni di costruzione e demolizione edilizia. Dovrò quindi utilizzare il codice 150102 che identifica i rifiuti di imballaggio in plastica. 

Tutti questi dati da condensare portano a maneggiare più codici insieme, generando spesso confusione: scarti identici dal punto di vista chimico-fisico avranno codici diversi, se originati da processi produttivi diversi. 

La plastica, per esempio, può essere classificata con il codice 170203 se deriva da demolizione di costruzioni, con il codice 150102 se si tratta di imballaggi oppure con il 191204 se deriva dai trattamenti meccanici operati sui rifiuti. 

Cadere in errore durante la valutazione è facile: vediamo quindi quali sono quelli più comuni:

•    Attribuire un codice in base alla descrizione e non alla provenienza. Succede che l'assegnazione del codice si basi sulla categoria, ma si tratta di un errore. Le cifre a cui fare riferimento sono le prime due, quelle relative alla provenienza.

•    Scegliere il codice in base alle autorizzazioni del trasportatore. Se il codice CER diventa un impedimento nella consegna del rifiuto ad un trasportatore, perché quest’ultimo non è autorizzato a gestire quello specifico codice CER, è sbagliato attribuire un codice solo per poterlo consegnare facilmente al trasportatore. Implicazioni economiche a parte, non è lecito dal punto di vista legislativo e procedurale. 

•    Pensare che un materiale o una sostanza con codice CER sia un rifiuto. Il primo passo è sempre quello di verificare se la sostanza sia configurabile come rifiuto, ovvero che sia una sostanza o un oggetto di cui il detentore si deve liberare o abbia l’obbligo di farlo. Questa distinzione è fondamentale in quanto, l’inclusione di un determinato bene nell’elenco dei codici CER non significa che tale materiale sia un rifiuto in ogni circostanza.

•    Stabilire che un rifiuto è pericoloso o meno, senza una corretta analisi. Per capire se un rifiuto è pericoloso, vi sono due strade alternative: il rifiuto è classificato come assolutamente pericoloso oppure costituisce voce speculare di un c.d. “codice EER a specchio”. Nel primo caso non vi sono dubbi: alcuni rifiuti sono indicati in origine come pericolosi sulla base del ciclo produttivo di provenienza o perché possiedono caratteristiche chimico-fisiche pericolose. Nel secondo caso rientrano gli scarti che in base al processo di lavorazione possono o meno includere sostanze pericolose in base alle quantità contenute. In tal caso sarà necessario che il produttore del rifiuto proceda ad un prelievo e ad un’analisi chimica di un campione, per stabilire se le concentrazioni di sostanze pericolose superino i limiti di legge e, quindi, se classificare il rifiuto pericoloso con CER e asterisco.

 

Questi sono solo alcuni degli errori più comuni nell'attribuzione del codice Cer, ma non sono certamente gli unici. Va sottolineato che, in caso di difficoltà, la normativa indica quattro step come guida all'identificazione di un rifiuto, che riportiamo testualmente: 

1)    Identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i titoli dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei codici dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99. Nota: I rifiuti di imballaggio oggetto di raccolta differenziata (comprese combinazioni di diversi materiali di imballaggio) vanno classificati alla voce 15 01 e non alla voce 20 01.

2) Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto.

3) Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16.

4) Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non altrimenti specificati) preceduto dalle cifre del capitolo che corrisponde all’attività identificata al punto 2. 

Questa mini guida può aiutarti a riconoscere e limitare gli errori di gestione dei tuoi rifiuti, ma chiaramente non può essere esaustiva di una materia tanto ricca e complessa. 

Quante volte si abusa del CER 99 quando non si riesce a identificare lo specifico codice? E quante volte, di fronte ad un codice CER con voce a specchio, capita per comodità di assegnare il codice dei rifiuti pericolosi senza aver certezza della loro reale natura, invece di procedere ad un’analisi chimica? Queste sono alcune delle prassi più comuni alle quali assistiamo: prassi all'apparenza risolutive, ma che generano costi di gestione più alti e implicazioni burocratiche piuttosto impegnative. 

Se non vuoi commettere errori di gestione o se ne hai già commessi e non vuoi più affidarti al caso con approssimazione, rivolgiti ad Eurocorporation: possiamo analizzare i tuoi rifiuti utilizzando i metodi ufficiali IRSA-CNR, UNICHIM, EPA, NIOSH, OSHA, o adottare le specifiche del settore in esame. 

Manca una procedura ufficiale? Nessun problema, possiamo sviluppare pratiche analitiche interne.

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